A chiusura dell’Anno Internazionale dei Legumi la Fondazione Alario per Elea-Velia propone una riflessione di carattere scientifico culturale su uno degli alimenti cardine della Dieta Mediterranea, dalle origini antiche e già presente nella dieta dei filosofi “cinici” Zenone, Diogene e i loro proseliti della Scuola Eleatica.
La localizzazione del convegno in Cilento, nel comune di Ascea che è l’antica Elea-Velia, patria di Parmenide e Zenone, conferisce valore aggiunto all’iniziativa nella considerazione che ci troviamo nel territorio di una delle Comunità Emblematiche individuate dall’Unesco come custodi del patrimonio mondiale della Dieta Mediterranea, quella Μεγάλη ‘Eλλάς dove approdarono le usanze e i saperi tradizionali, che hanno in qualche modo anticipato le conoscenze di dietetica e di scienza dell’alimentazione attuali.
Partendo da una tradizione storico-culturale sui legumi così radicata sul territorio di riferimento, che dalle Cene di Ecate e dalla propiziatoria panspermia giunge fino alle attuali riproposizioni della cuccìa e dei ciccimaretati, il convegno – che vanta il coordinamento scientifico della SINU – Società Italiana Nutrizione Umana ed è realizzato con il contributo della Regione Campania e della Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali del MiBACT, oltre che con il patrocinio dell’Ente Parco Nazionale del Cilento e del Comune di Ascea – affronta scientificamente quegli effetti di Ben_Essere che derivano dal consumo dei legumi e degli alimenti della Dieta Mediterranea, come analizzato e sperimentato fin dagli anni ’50 negli studi degli scienziati americani Margaret ed Ancel Keys, che – fra gli altri scritti – ne hanno dedicato uno al benevolo fagiolo di cui la Fondazione Alario – in occasione della ricorrenza internazionale e per gentile concessione degli eredi – ha curato la traduzione in lingua italiana, presentata durante i lavori in anteprima mondiale.
L’umile lupino – presente sulle tavole contadine in onore di Ecate, per ingraziarsi la divinità e allontanare dalle case i fantasmi…
la fava – cibo ritenuto impuro dai pitagorici, bensì benaugurale per i Romani durante le festività dedicate alla dea Flora…
i ceci – antesignani del pop-corn, consumati abbrustoliti nei teatri e nelle agorà…
i fagioli e le lenticchie – afrodisiaci e offerti alla Grande Madre, insieme ad altri ‘chicchi’, nelle ‘zuppe solstiziali’ di primavera e d’inverno, all’inizio e a chiusura del raccolto…
in una parola, i benevoli legumi
se già nella dieta degli antichi Greci e Romani erano assoluti protagonisti per la loro sapidità e il loro alto valore nutritivo, oggi – custoditi dai produttori locali nelle biodiversità del Cece di Cicerale, dei Fagioli di Controne, Gorga, Mandia e Casalbuono, del Maracuoccio di Lentiscosa, della cicerchia e del cece nero – si affermano per l’importanza dei benefici nutrizionali di indiscussa evidenza scientifica e come ingrediente indispensabile della ristorazione mediterranea di qualità.
Attraverso una serie di attività tra loro integrate, di cui il convegno in programma è occasione privilegiata di condivisione e proposta, la Fondazione Alario intende riammagliare la rete di conoscenze ed esperienze rinvenibili sul territorio, per preservarne la loro dignità di “bene culturale” da porre al centro di momenti di strutturazione integrata dell’offerta di natura, cultura, tradizioni da cui i più attenti attori territoriali sapranno far dipartire interessanti strategie di valorizzazione e rilancio.

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